
“La Lega Calcio Serie A comunica che, a partire da oggi, non fornirà i segnali di Serie A Enilive e Coppa Italia Frecciarossa a TRING, broadcaster albanese, almeno fin quando l’emittente non darà sufficienti garanzie di riuscire a evitare che dall’Italia si possa usare tale piattaforma per vedere le gare del campionato e della Coppa Italia. Il contratto attualmente in essere, evidentemente, vieta tassativamente ogni forma di overspill del segnale in Italia e impone la geolocalizzazione dei segnali OTT alla sola Albania.“
Con questa nota stampa la Lega Serie A annuncia l’oscuramento immediato di TRING, nota piattaforma pay tv albanese che oltre al massimo campionato italiano trasmette anche Champions League, NBA e molti altri top sport mondiali. Tramite la piattaforma era possibile seguire il massimo campionato italiano a circa 20 euro al mese, un notevole risparmio rispetto ai folli prezzi richiesti da DAZN. Oltre al prezzo, la comodità era quella di avere tutto su una singola piattaforma: calcio italiano ed europeo con un unico abbonamento.
Da oggi non potrà più essere così: se TRING non garantirà i blocchi dei servizi a livello nazionale, non potrà più trasmettere il campionato italiano. Una presa di posizione dura quella della Serie A, che si limita a giustificare la propria azione rivendicando le limitazioni previste dal contratto firmato dalla pay tv.
Una “situazione”battaglia” destinata ad allargarsi
Quella con TRING potrebbe essere solo la prima delle tante battaglie che la Serie A deve affrontare con le piattaforme estere. Oggi parliamo di quella albanese, ma anche altre piattaforme presenti in altri stati garantiscono la possibilità di seguire il campionato dall’estero. Certo, seguire la propria squadra del cuore in una lingua sconosciuta potrebbe non essere il massimo, ma pagare 1/3 se non meno un abbonamento per seguire anche solo una partita a giornata è un affare.
Bisogna, inoltre, considerare anche le VPN (qua abbiamo parlato di NordVPN), servizi che permettono di raffigurarsi in un Paese diverso da quello in cui si è realmente e le direttive europee per la portabilità dei servizi all’interno dell’Unione Europea. Insomma, una vera gatta da pelare per il nostro calcio.
Una lotta che sa di vile denaro
Da tutte le lotte che la Serie A sta portando avanti emerge un dato curioso: vediamo sempre più spot contro la pirateria, notiamo sempre più interviste di De Siervo, amministratore delegato della Serie A, contro gli utenti che utilizzano il pezzotto e uscite, talvolta, bizzarre. Ma non è che la Serie A si stia accorgendo che il prodotto non attira più lo spettatore? Siamo onesti, i prezzi richiesti da DAZN sono completamente fuori mercato e lo spettacolo offerto dal nostro calcio non vale quello che viene richiesto. In una situazione come quella italiana, arrivare a spendere quasi 400 euro/anno per seguire la propria squadra del cuore solo in tv è forse un po’ esagerato. Questo considerando che nella gran parte dei casi, per la Serie A, l’abbonamento a tutti i match casalinghi costa meno che guardare la propria squadra da casa.
La Serie A dovrebbe provare a tirarsi su, prima di pensare al miliardo di euro di incassi dai diritti televisivi. Dovrebbe essere creato un prodotto più accessibile. Questo garantirebbe maggiori introiti visto che la gente, a quel punto, farebbe a meno di ricorrere ad artifizi legali. Con gli introiti guadagnati le squadre potrebbero puntare sui veri talenti e creare un campionato molto più vivo, molto più combattuto rispetto a quello attuale.
Perchè non seguire l’esempio della Serie B? Un canale, LaB Channel (disponibile su Onefootball e Prime Video) distribuito direttamente dalla Lega ad un prezzo più che onesto: 9,99 euro/mese. A quel prezzo, chi me lo fa fare di fare abbonamenti illegali a fronte di un prezzo simile?
Magari è solo una nostra impressione, ma qualcosa, prima o poi, deve cambiare.


















