
La missione Artemis II ha scritto una nuova pagina nella storia dell’esplorazione spaziale, completando con successo uno storico sorvolo lunare durato sette ore. Si tratta del primo ritorno dell’uomo nei pressi della Luna dopo oltre mezzo secolo, con un traguardo che segna una svolta nel programma Artemis e nelle ambizioni future di esplorazione.
Record e momenti storici
A bordo della capsula Orion, gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, insieme al canadese Jeremy Hansen della Canadian Space Agency, hanno raggiunto un nuovo record di distanza dalla Terra, arrivando a 252.756 miglia (oltre 405mila km). Un risultato che supera il primato stabilito nel 1970 dalla missione Apollo 13.
Il punto di massimo avvicinamento alla Luna è stato registrato a circa 4.067 miglia (circa 6500 km) dalla superficie, durante una fase critica caratterizzata da una temporanea perdita di comunicazioni di circa 40 minuti, mentre la navicella transitava dietro il lato nascosto del nostro satellite.
Immagini inedite e fenomeni rari
Durante il flyby, l’equipaggio ha documentato il lato oscuro della Luna, osservando crateri e fratture della superficie. Le immagini raccolte rappresentano un patrimonio scientifico prezioso per comprendere meglio la storia e la composizione del nostro satellite naturale.
Tra i momenti più suggestivi, gli astronauti hanno assistito all “Earthset” e all “Earthrise”, ovvero il tramonto e la successiva riapparizione della Terra all’orizzonte lunare. Inoltre, durante l’allineamento tra Sole, Luna e Orion, è stata osservata un’eclissi solare durata quasi un’ora, permettendo lo studio della corona solare.
Particolarmente sorprendenti anche i sei lampi di luce rilevati sulla superficie lunare, causati dall’impatto di meteoriti ad altissima velocità: un fenomeno raro e difficilmente osservabile.
I dati raccolti durante il sorvolo saranno ora analizzati dagli scienziati della NASA, che studieranno immagini, audio e osservazioni dell’equipaggio per approfondire la conoscenza della Luna. Le informazioni potrebbero rivelarsi fondamentali per le future missioni con equipaggio, inclusi i prossimi sbarchi previsti dal programma Artemis.















