Star Wars: L’ascesa degli Skywalker, la nostra recensione

c non è un film perfetto, anzi, contiene notevoli imprecisioni e problemi, specchio delle note difficoltà avute da Disney nella realizzazione del film.

Ne sono un esempio il passaggio di testimone alla regia da J.J. Abrams a Ryan Johnson, poi tornata ad Abrams in seguito all’abbandono (licenziamento dopo le discussioni sulla qualità di Episodio 8) di Colin Trevorrow, oppure l’improvvisa, e dolorosa, scomparsa di Carrie Fisher, le cui scene nel film sono state copiate e riadattate dai precedenti due episodi eseguendo comunque un ottimo lavoro.

Una produzione difficile che si è riflessa, nostro malgrado, sulla pellicola. Episodio 9 si può idealmente dividere in due parti, la prima paragonabile ad una sessione di cardio in palestra; una corsa continua che cerca di dare le risposte ai quesiti rimasti aperti dai precedenti due episodi. Proprio sulla prima parte si nota maggiormente il cambio di regia, poiché J.J. Abrams ha cercato in tutti i modi di “rettificare” gli errori che tanto avevano fatto discutere i fan in Star Wars: Gli ultimi Jedi. Un tentativo, quello del regista, che risulta comunque ben riuscito, poiché con così poco tempo a disposizione (2 ore e mezza mal contate), è riuscito a comprimere una quantità di materiale considerevole.

La seconda parte del film, invece, è un crescendo di emozioni capaci di commuovere lo spettatore toccando le corde della nostalgia e di divertire grazie alle solite gag alla Star Wars ben riuscite. C’è, però, il lato oscuro del film. No, non parliamo della Forza, ma dell’evoluzione troppo accelerata dei personaggi. Laddove, nei precedenti episodi della saga, l’evoluzione dei personaggi si completava nel corso di tre film, in questo si svolge tutto in meno di tre ore, lasciando più di qualche dubbio. Troppo veloce e repentina, visti i numerosi colpi di scena presenti nel film. Tutto ciò porta ad un finale con chiari problemi a livello di trama, che rischiano di minare le sicurezze dello spettatore, andando a rovinare un finale ben architettato e molto emozionante.

Il cast risulta ancora una volta ben affiatato e piuttosto convincente. Il miglior personaggio all’interno della trilogia risulta essere, il tanto discusso, Ben Solo, alias Kylo Ren; non a caso l’unico personaggio ad avere un’evoluzione costante e lineare all’interno della saga. Ciò anche grazie alla straordinaria prestazione di Adam Driver che magistralmente ricopre di Kylo Ren. Degni di nota nel film anche Poe e Finn, che come compagni di viaggio di Rey riescono, grazie a gag ben riuscite, a divertire il pubblico in sala. Da risaltare, inoltre, l’intramontabile Anthony Daniels nei panni di C-3PO, che come un Caronte robotico traghetta le anime dei fan di Star Wars di generazione in generazione, avendo recitato in tutti e nove i film della saga.

Con Star Wars: L’ascesa degli Skywalker si conclude la saga degli Skywalker ed in casa Disney ci si aspetta, probabilmente, un cambio di guardia. Kevin Feige (padre del Marvel Cinematic Universe) prenderà il posto di Kathleen Kennedy, il che porterà, si spera, ad un cambio di rotta e a nuovi film che esplorino nuovi angoli e storie di quella galassia lontana lontana che tanto ci ha emozionato e tanto ha appassionato in questi 40 anni.